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Vento di Libeccio

by Nunzio Larosa
mareggiata con libeccio

Vento di Libeccio

Il Libeccio è un vento proveniente da sud-ovest (SO), può risultare sia un vento umido che secco in base alle aree coinvolte. Nelle regioni Adriatiche questo vento viene chiamato garbino.

rosa dei venti
Rosa dei Venti a 16 punte. Fonte scuola-e-cultura.it

I venti classificati in territorio nazionale sono 32 (presenti nella Rosa dei venti a 32 punte, usata anticamente nella marineria velica). Prevalentemente se ne conoscono 16 e i più comuni sono 8 (più la Bora) :

Tramontana (Nord)

– Grecale (NordEst)

– Levante (Est)

Scirocco (SudEst)

– Ostro (Sud)

Libeccio (SudOvest)

– Ponente (Ovest)

– Maestrale (NordOvest)

– Bora (Nord-Nordest)

Da dove viene il Libeccio

Il vento di Libeccio, come si può notare dalla rosa dei venti allegata, è un vento che spira da Sud-ovest. Proviene dal territorio compreso tra Marocco e Tunisia, ed è quasi sempre pilotato da centri di bassa pressione sull’Ovest Europa o sul basso Atlantico.

Quali condizioni atmosferiche porta con il suo arrivo

L’arrivo del vento di Libeccio porta con sè quasi sempre grossi carichi di umidità, dopo lo scorrimento sul Mediterraneo. É dunque foriero di instabilità sui settori occidentali e di buona parte del Nord, mentre si presenta prevalentemente secco sui settori orientali.

vento di libeccio
Mare mosso con venti di Libeccio.

In quale stagione soffia con maggior frequenza

I venti di Libeccio iniziano ad interessare la nostra penisola con l’avvicinamento di un centro di bassa pressione dall’Europa sud-occidentale. Si può così presentare in ogni stagione.

Come si forma in territorio italiano

Italia peninsulare e Isole Maggiori

Le prime regioni che il Libeccio incontra sono Sardegna e Sicilia. Qui spesso va in contrasto con la precedente massa d’aria, apportando fenomeni di tipo temporalesco sui settori occidentali e meridionali delle due Isole. Sui settori tirrenici di entrambe le regioni, invece, la ventilazione assume componente adiabatica, seccando l’aria e riscaldandola. La sua corsa prosegue verso le regioni tirreniche dell’Italia peninsulare. L’esposizione verso Sud-Ovest della Liguria di Levante, dell’alta Toscana, della bassa Maremma, del Lazio e della Campania, consente ai fenomeni di impattare contro i rilievi, garantendo grossi quantitativi di pioggia, talvolta alluvionali. A volte le dinamiche con Stau sui rilievi durano anche più giorni. Non sono, però, solo le aree interne a vedere: le convergenze che si creano al largo del Tirreno tra il Libeccio entrante e l’Ostro/Scirocco già presente sotto costa, permette la formazione di linee temporalesche che poi evolvono verso i litorali. 

Le dinamiche da Libeccio non sempre sono produttive, in particolar modo nella bella stagione. Quando il carico di umidità è basso, soprattutto in quota, sorgono difficilmente fenomeni convettivi al suo passaggio. Poco produttive si rivelano soprattutto lungo le regioni adriatiche e ioniche (anche se su Puglia e Calabria dipende dalle circostanze). In queste aree, la ventilazione assume componente di caduta (Garbino), seccando la colonna d’aria e garantendo, al massimo, lo sconfinamento di celle temporalesche dall’Appennino verso NE. 

Nord Ovest

Diverso e più articolato è il discorso per il Nord. La ricerca delle aree più favorite per le piogge, con una dinamica da Libeccio, parte sempre dalla disposizione dei rilievi alle spalle e di fronte. Non avendo però più davanti un bacino da cui attingere l’umidità,  basta poco per passare da episodi redditizi a episodi sottotono. L’Appennino Settentrionale, frapposto tra Mar Ligure e  Pianura Padana, pone quest’ultima agli stessi meccanismi delle regioni adriatiche, anche se parzialmente. Infatti, lo sbarramento orografico e una conseguente colonna d’aria più secca, tende ad escludere da questi peggioramenti larghe porzioni di pianura Emiliana e del Piemonte sud-occidentale. I canali precipitativi con ventilazione da SW tendono a prediligere, secondo una linea obliqua che parte dai Passi dei Giovi e del Turchino (GE), le seguenti aree: Alessandrino orientale, Pavese, Lodigiano, Est Milanese, Cremasco, Martesana ed infine le pianure di Bergamasco e Bresciano, prima di impattare contro Alpi e Prealpi Orobiche. Completa il quadro del Nord-Ovest il coinvolgimento del VCO (Verbano in particolare) e delle Alpi Occidentali, specie i settori di confine, direttamente coinvolti nello sfondamento dello Stau del lato francese o dalla fenomenologia pre e post-frontale. 

Nord-Est

La situazione assume maggior complessità al Nord-Est, poichè la produttività di una dinamica da Libeccio dipende da altri due fattori: l’intreccio (convergenze) con altre correnti che interessano l’area e l’intensità dello stesso Libeccio. Una ventilazione debole, permette ad esempio l’interessamento dell’area dei Lessini, sia da parte di episodi temporaleschi estivi che dalle piovute autunnali e primaverili. Se la ventilazione risulta più intensa alle varie quote, l’inibizione disposta dall’Appennino Emiliano coinvolge interamente l’intera area veronese e vicentina, così come il rodigino e il padovano. In queste occasioni l’area dell’Alpago, al confine col Friuli, risulta quella maggiormente favorita da Stau. In Friuli invece è l’area di Alpi e Prealpi Giulie ad essere favorita, vista la disposizione orografica.

In caso di contrasti con lo scirocco, già presente prima dell’arrivo del Libeccio in quota, prendono vita lunghe fasce temporalesche, che partono dal medio Veneto (alte pianure e pedemontane soprattutto) verso NE. In queste dinamiche, di tipico stampo estivo, particolarmente interessato risulta il trevigiano. 

In area atesina invece risultano avari i peggioramenti dati dal Libeccio in tutte le valli trasversali al SW: tra le aree che beneficiano di un “campo” più libero dagli ostacoli orografici, e dunque di migliori canali di precipitazioni, possiamo menzionare l’alta Val d’Adige, la Val Passiria e la Val di Non.

Scatto radar del 25 Agosto 2013 che riprende una dinamica estiva di shear tra SE al suolo e SW in quota, con sviluppo di una fascia temporalesca in pedemontana veneta.

La parola Libeccio cosa significa

“Dall’arabo lebeǵ, der. del gr. λίψ λιβός «vento piovoso» (di SO), affine a λείβω «versare a gocce»; secondo un’altra ipotesi, dal gr. λιβύκιον, der. o dim. di λιβυκός«proveniente dalla Libia”. Fonte Treccani

Qui sotto nei commenti indicateci quale vento vorreste che approfondissimo nel prossimo articolo. Ci farebbe molto piacere sentire la vostra preferenza.

Nunzio Larosa e Andrea Gheller

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