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Introduzione
Fortunatamente, negli ultimi anni, è sempre più frequente sentir parlare di tematiche legate alla natura e al clima. Ciò porta, anche nei non addetti ai lavori, a una maggiore conoscenza e consapevolezza del mondo in cui viviamo. La frequenza con cui queste tematiche vengono affrontate è purtroppo spesso direttamente proporzionale agli effetti che ha il cambiamento climatico sulle nostre vite e sull’ambiente. In tempi recenti si è parlato molto spesso della diffusione di specie aliene che in modo più o meno rapido hanno provocato ingenti danni sia dal punto di vista ambientale che economico. Per citare alcuni esempi, potremmo menzionare animali come il granchio blu (Callinectes sapidus) o la vespa orientale (Vespa orientalis). Quando si parla di specie aliene si tende a fare riferimento più frequentemente a specie animali come quelle appena citate ma questo accade perché queste specie, soprattutto nel caso di animali piccoli o insetti, si riproducono molto rapidamente diffondendosi velocemente e producendo effetti ben visibili e tangibili in un lasso di tempo “ridotto”. Una diffusione rapida, legata a dei danni ingenti a settori come agricoltura e pesca, rende, agli occhi di un osservatore esterno, alcune specie invasive più pericolose o problematiche di altre. In realtà questo non è sempre vero poiché queste dinamiche sono molto più complesse di quanto sembri. Al netto di ciò risulta sbagliato ritenere le specie vegetali invasive meno problematiche rispetto a quelle animali. Pertanto, in questo articolo, analizzerò i concetti legati alle specie vegetali native e introdotte cercando di fare chiarezza in merito e approfondendo l’argomento.
Specie native
Quando si fa riferimento a una specie nativa o autoctona si intende una specie animale o vegetale che è originaria del luogo in cui si trova. Le specie animali o vegetali possono spostarsi (in tempi variabili) in caso di cambiamenti nelle condizioni di un habitat. In Europa, durante l’ultima glaciazione, molte specie si sono spostate verso la parte più meridionale del continente per sfuggire alle temperature troppo rigide. Con l’arrivo del periodo interglaciale (in cui ci troviamo) e con l’aumento delle temperature, le popolazioni di quelle specie si sono progressivamente spostate nuovamente verso nord rimanendo presenti nei territori più meridionali, solo in specifiche aree caratterizzate da condizioni microclimatiche favorevoli. In caso di cambiamenti troppo repentini o in presenza di ostacoli che impediscono una migrazione degli organismi in questione, alcune popolazioni possono estinguersi. Una specie nativa di un certo luogo non è obbligatoriamente stata sempre presente in quel posto ma potrebbe esserci arrivata tramite spostamenti per cause naturali e per i vari processi evolutivi ma non a causa dell’influenza dell’uomo. Nel gruppo delle specie autoctone troviamo un sottogruppo: le specie endemiche. Una specie si definisce endemica quando è presente solo in una specifica area. Gli endemismi sono più comuni in contesti isolati tra cui le isole come la Sardegna o la Sicilia che sono ricche di specie endemiche sia animali che vegetali ovvero specie non presenti in nessun’altra parte del mondo. Un esempio di specie endemica è Abies nebrodensis ovvero l’abete dei Nebrodi. Si tratta di una specie di abete protetto che cresce solo in poche aree della Sicilia.

Specie introdotte
Le specie introdotte o alloctone o aliene sono tutte quelle specie animali o vegetali che si trovano in territori che non fanno parte del loro normale areale. Questa espansione di specie in territori estranei al loro areale di diffusione originale può avvenire in modo volontario o accidentale a causa dell’uomo. Un esempio di diffusione volontaria può essere quello di una specie introdotta per motivi ornamentali o economici mentre un esempio di diffusione accidentale può essere quello di specie trasportate a causa dell’acqua di zavorra delle navi. Le specie vegetali introdotte vengono divise in archeofite e neofite in base al periodo in cui sono state introdotte. Le archeofite sono le specie che sono state introdotte prima della scoperta dell’America. La maggior parte di queste specie è originaria del Medio Oriente e si tratta principalmente di cereali e altre specie che infestano le colture delle varie Poaceae (Graminaceae) come, ad esempio, il fiordaliso (Centaurea cyanus).

Le neofite sono le specie che sono state introdotte in seguito alla scoperta dell’America e sono specie principalmente originarie del continente americano come, ad esempio, il pomodoro (Solanum lycopersicum), la patata (Solanum tuberosum), il mais (Zea mays)… La diffusione delle specie neofite fu largamente favorita dal colonialismo. Le specie introdotte sono anche definite specie aliene poiché estranee al contesto in cui sono state diffuse. Ogni specie possiede caratteristiche differenti riguardanti la propria struttura, la resistenza a determinati fattori di stress, la velocità di crescita e di riproduzione. Perciò, si adatteranno in modo differente al nuovo ambiente. L’insieme di questi caratteri determinano la diffusione di un organismo e l’entità degli eventuali danni che può apportare all’ecosistema. Le specie aliene possono essere classificate in 3 gruppi: casuali, naturalizzate e invasive. Le specie aliene causali sono specie in grado di riprodursi autonomamente ma non riescono a produrre popolazioni stabili e quindi dipendono dall’apporto di nuovi esemplari da parte dell’uomo. Il pomodoro (Solanum lycopersicum) e la patata (Solanum tuberosum) sono esempi di specie aliene (neofite) casuali perché possono riprodursi e crescere anche al di fuori delle aree in cui vengono coltivate ma non riescono a creare popolazioni stabili nel tempo. Le specie aliene naturalizzate sono specie alloctone capaci di creare popolazioni stabili e indipendenti dall’apporto di ulteriori esemplari da parte dell’attività umana. Il ricino comune (Ricinus communis) è un esempio di specie aliena naturalizzata per quanto riguarda la maggior parte delle regioni tirreniche. In alcune regioni è considerata specie aliena invasiva. Le specie aliene invasive sono un sottogruppo delle aliene naturalizzate e si differenziano per la rapida diffusione e propagazione anche a notevole distanza dal luogo di originaria introduzione. Gli esempi più comuni di specie aliene invasive sono sicuramente la robinia (Robinia pseudoacacia) e l’ailanto (Ailanthus altissima).

Specie invasive
Nel regno vegetale ogni pianta mostra strutture e adattamenti differenti in base alle condizioni del luogo in cui si è adattata a vivere. Quando una specie viene introdotta in un ambiente differente cambiano i fattori ambientali e ciò può influenzare positivamente o negativamente la specie presa in considerazione. Ad esempio, una specie tropicale introdotta alle nostre latitudini, potrebbe mostrare difficoltà nella crescita a causa delle temperature invernali. Questo influirebbe sulla sua diffusione e propagazione perché la temperatura agirebbe da fattore limitante nella crescita. In altri casi purtroppo accade l’esatto opposto: piante, che nei loro habitat originari crescono in equilibrio con le altre specie grazie a una equa distribuzione delle risorse o per la presenza di predatori che ne mantengono stabile il numero di individui, si ritrovano a crescere e a riprodursi in modo esponenziale nel momento in cui vengono introdotte in un ambiente in cui sono disponibili più risorse o in cui non sono presenti predatori. Una pianta aliena invasiva è tale perché mostra adattamenti migliori rispetto alle altre piante. Ad esempio, una riproduzione più veloce, un numero maggiore di semi o semi più leggeri che possono disperdersi in aree più vaste in tempi minori, maggiore resilienza al fuoco… Come detto nel paragrafo precedente, gli esempi più rappresentativi delle specie invasive nel nostro paese sono la robinia (Robinia pseudoacacia) e l’ailanto (Ailanthus altissima). Entrambe producono moltissimi semi che, nel caso dell’ailanto, sono dotati di una membrana che ne facilita il trasporto per azione del vento (samara).

Si tratta di piante dotate anche di una crescita molto rapida ma la caratteristica principale che ne determina l’invasività e localizzata a livello dell’apparato radicale. Si tratta di specie molto differenti tra loro ma con la caratteristica comune di avere un apparato radicale forte e capace di generare molti polloni ovvero nuovi fusti che si accrescono partendo dalle radici. Ciò porta in breve tempo alla formazione di intere macchie di vegetazione costituite da esemplari di queste specie, le quali non lasciano spazio e risorse ad altre specie autoctone. Piante con queste caratteristiche risultano quasi impossibili da rimuovere in quanto molto resilienti al taglio, al fuoco, agli erbicidi e alla rimozione meccanica poiché basterebbe anche un piccolo frammento di apparato radicale non rimosso per far ripartire la crescita di nuovi fusti.

Specie aliene acquatiche
Gli ecosistemi acquatici sono tra i più ricchi di biodiversità e per questo sono molto complessi. In questo tipo di ambienti, anche cambiamenti minimi possono rivelarsi determinanti per la perdita dell’equilibrio complessivo. Esistono molte specie acquatiche e palustri invasive. Uno degli esempi sicuramente più noti è la canna palustre: Arundo donax (da non confondere con la canna palustre nativa: Phragmites australis). Arundo donax è una pianta che cresce lungo le rive di laghi, fiumi, fossi e in generale in aree con terreno umido. Crea fitte boscaglie grazie alla sua veloce crescita e al grande apparato radicale formato da rizomi. Questa specie può risultare molto dannosa poiché, entrando in competizione con altre specie non aliene, ne limita la crescita. Le fitte macchie di vegetazione create da questa specie di canna possono anche facilitare la propagazione delle fiamme in caso d’incendio.

Uno dei fattori principali per la vita della maggior parte degli organismi vegetali e animali è la luce solare che quindi risulta essere importante anche per piante e animali acquatici. Negli ecosistemi acquatici oltre alle piante che crescono sulle rive, alle piante sommerse e alle piante flottanti (ninfee), sono presenti anche delle piante solitamente poco conosciute: le piante galleggianti. Le piante galleggianti, come lascia intuire il nome, sono piante che crescono galleggiando sulla superficie e hanno le radici libere nell’acqua. Necessitano di pochi fattori per poter crescere bene. Il fattore principale è che l’acqua debba essere priva di forti correnti. Queste piante sono molto importanti per l’ecosistema e in Italia sono presenti alcune specie autoctone note con il nome comune di lenticchia d’acqua (piante appartenenti al genere Lemna). Solitamente sono presenti in piccoli laghetti o in pozze d’acqua stagionali.

Oltre alle piante galleggianti autoctone, sono presenti anche alcune specie invasive che sono diffuse in commercio del settore dell’acquariofilia e che poi volontariamente o meno sono finite nell’ambiente. Si tratta di piante che riescono a riprodursi molto velocemente per via vegetativa ovvero tramite divisione o formazione di piccoli propaguli che poi si separano dalla pianta madre. Questa crescita incontrollata è devastante per gli ecosistemi acquatici poiché è capace di formare uno spesso strato che copre tutta la superficie impedendo alla luce di raggiungere il fondo. Una situazione simile porterebbe a un’iniziale e rapida morte di tutti gli organismi più sensibili alla mancanza di luce. La decomposizione degli organismi produrrebbe una carenza di ossigeno disciolto in acqua portando alla morte l’intero ecosistema in un circolo vizioso. Gli esempi più noti di queste specie galleggianti invasive sono il giacinto d’acqua (Pontederia crassipes), le piante appartenenti al genere Azolla (ad esempio Azolla filiculoides), la lattuga d’acqua (Pistia stratiotes) e le piante appartenenti al genere Salvinia (ad esempio Salvinia natans o Salvinia molesta). (Le piante appartenenti al genere Azolla e al genere Salvinia fanno parte della famiglia delle Salviniaceae e sono delle felci acquatiche galleggianti).

Possibili modalità di prevenzione o contenimento
Come detto nei paragrafi precedenti, le specie invasive, per definizione, si riproducono molto velocemente e spesso risultano essere decisamente più resistenti e resilienti rispetto alle specie native. Per questo motivo, solitamente possono essere rimosse con successo grazie a interventi appositi solo se scoperte tempestivamente. Specie ormai largamente diffuse in tutta la penisola come il già citato ailanto (Ailanthus altissima) o la robinia (Robinia pseudoacacia) non possono essere eradicate totalmente a causa della loro capillare distribuzione e per la loro invasività. Quello che si può fare in questi casi è limitare l’espansione in aree in cui sono presenti specie native particolarmente vulnerabili in modo da preservarle. Grazie a un monitoraggio periodico di queste aree sarebbe possibile individuare in tempi brevi l’eventuale comparsa di esemplari di specie invasive in modo da poterli eradicare efficacemente. Oltre agli interventi pratici è molto utile, in casi come questo, effettuare prevenzione poiché, non sempre gli interventi sono risolutivi e la diffusione di specie aliene invasive porta a importanti danni economici e ambientali. La prevenzione non deve essere effettuata solamente a livello istituzionale ma anche a livello dei singoli cittadini. A livello europeo è presente una lista aggiornata annualmente di specie animali e vegetali invasive per il territorio dell’Unione. Per queste specie è vietata la coltivazione/allevamento, il possesso, il commercio e la propagazione/riproduzione salvo poche eccezioni riportate nel regolamento UE N. 1143/2014. In questa lista sono presenti l’ailanto (Ailanthus altissima), la robinia (Robinia pseudoacacia), il giacinto d’acqua (Pontederia crassipes), Salvinia molesta, Azolla filiculoides (foto di copertina dell’articolo) e molte altre specie animali e vegetali.

Le specie inserite nella lista sono vietate per legge, perciò, il rischio di ulteriore diffusione ad opera di esseri umani è ridotto alle sole persone che non rispettano la normativa. Esistono numerose altre specie che non sono inserite nella lista e che quindi sono legalmente coltivabili e commerciabili ma che comunque sono alloctone e mostrano caratteri tipici di specie invasive. Il fatto che queste specie non siano nella lista non ci deve esentare dal prestare attenzione e dall’adottare tutte le precauzioni possibili al fine di evitare l’accidentale diffusione di specie potenzialmente invasive nell’ambiente. Paulownia tormentosa è una pianta a portamento arboreo che si è diffusa largamente in Europa, soprattutto negli ultimi anni, grazie alla sua rapida crescita e alla particolare fioritura. Viene coltivata come specie ornamentale ma viene soprattutto sfruttata per la produzione di legname. Questa pianta non è nella lista delle specie invasive vietate ma, in modo analogo a molte specie nella lista, mostra caratteristiche tipiche delle specie invasive: crescita rapidissima e produzione di grandi quantità di semi di piccole dimensioni che si disperdono facilmente nell’ambiente. Per via di queste peculiarità e a causa della massiccia introduzione ad opera dell’uomo, la Paulownia tormentosa risulta già essere localmente invasiva. Una soluzione che potrebbe essere facilmente adottata da coloro che non vorrebbero rinunciare alla bellezza di questo albero sarebbe optare per ibridi sterili ovvero, incapaci di produrre semi fertili.

Un’altra situazione potenzialmente pericolosa è rappresentata dalla coltivazione di specie acquatiche non native in contesti naturali. Questo comportamento andrebbe assolutamente evitato. Coltivare specie acquatiche alloctone in contesti naturali come fiumi, fossi o laghetti è potenzialmente pericoloso poiché in genere, le piante che vivono in questi ambienti, possiedono adattamenti volti al massimizzare la propria diffusione nell’acqua. Un esempio è rappresentato dai semi galleggianti che possono percorrere notevoli distanze grazie alla corrente prima di germinare. Per via di questi adattamenti è molto facile che la coltivazione di queste specie in contesti naturali e non isolati possa facilmente sfuggire di mano provocando danni ingenti alle altre specie. In conclusione, per evitare la diffusione di specie invasive o potenzialmente tali, è necessario seguire ed essere informati riguardo alle normative vigenti ma occorre anche prestare attenzione alle specie che si decide di coltivare e al luogo in cui si decide di farlo. Nel caso in cui sia possibile sarebbe meglio scegliere ibridi sterili al fine di scongiurare un’involontaria diffusione.



