Meteorologia marina: i dati di base

La meteorologia marina è quel ramo della meteorologia che studia l’insieme delle acque salate del nostro pianeta, e le varie correlazioni climatiche che ne derivano. Studiando alcuni dati fondamentali infatti si possono fare delle previsioni estremamente utili e pratiche per i navigatori e non solo.
Il clima del mare influenza pesantemente quello terrestre. Basta pensare a come l’equilibrio climatico tra varie aree del pianeta sia sostenuto da un fitto e mai discontinuo intreccio di grandi correnti marine.
E questo è solo un esempio. Storicamente parlando, le aree lambite dal mare si sono sempre dimostrate climaticamente clementi nei confronti delle civiltà, permettendo il loro sviluppo.

Oggi col mare ci si è imparati a conviverci per diversi motivi. Ragion per cui serve tener d’occhio alcuni dati per poterne trarre il massimo vantaggio da una qualsiasi attività, ed in certi casi, per aggirare situazioni di pericolo.

Quali sono i parametri fondamentali che si studiano in meteorologia marina?

Sono diversi: alcuni sono direttamente collegati alle caratteristiche del mare, altri invece ad aspetti dell’atmosfera. Eccone alcuni

Temperatura dell’ acqua

Viene rilevata con le boe mareografiche/oceanografiche o con i cosiddetti radiometri, ad altissima risoluzione, satellitari. Con questi strumenti viene presa in esame la temperatura degli strati più superficiali dell’ acqua di mare, poiché sotto è tendenzialmente più fredda. L’andamento termico presenta un’ escursione stagionale notevole ma ben delineata e quasi periodica, seppur inferiore a quella della terraferma. Le escursioni giorno/notte sono assolutamente trascurabile, vista la netta differenza di velocità della conduzione del calore dall’aria all’acqua.
Immagine di una boa mareografica della RON, Rete Ondametrica Nazionale

Velocità del vento

E’ la velocità media del vento che soffia su quel tratto di mare. Può essere espressa in chilometri orari ma anche con la scala di Beaufort. Spesso in ambito navale è utilizzata la misura in nodi. La velocità del vento in mare è tipicamente molto più elevata di quella su terraferma, grazie all’assenza di ostacoli orografici, e influenza pesantemente l’altezza delle onde e il clima delle zone costiere.
La superficie di mare su cui soffia un vento più o meno costante in intensità e direzione viene definita Fetch. A parità di velocità del vento, più grande è il Fetch e più alte saranno le onde. L’area intorno al fetch è quella definita “di dispersione”: qui il vento non trasmette più direttamente energia alla superficie marina, ma le onde che arrivano dall’area di fetch giungono ordinate e intervallate regolarmente.

Altezza d’ onda

L’ altezza comunemente misurata  è detta altezza significativa, ed è l’ altezza media del terzo di onde più alto. Quindi non rappresenta l’ altezza massima in assoluto delle onde. Può essere espressa in metri ma anche con la scala di Douglas. Si riferisce al mare aperto: l’ altezza d’ onda sulla costa varia a seconda di moltissimi fattori e viene considerata raramente, solo nelle previsioni specifiche per i surfisti.

Velocità e direzione delle correnti

Rappresenta la velocità e il verso di movimento dei “fiumi” d’ acqua che scorrono all’ interno di mari ed oceani. Sono provocate dai venti, si possono presentare su vari livelli di profondità  e possono essere calde o fredde. Nello stesso tratto possono scorrere correnti con caratteristiche diverse.

e a livello climatico?

Determinati pattern oceanici, nel corso di secoli di osservazioni e dati, hanno portato allo studio di alcuni indici teleconnettivi, come l’ENSO o la PDO. Ma approfondiremo successivamente la corretta consultazione di tali indici.

A presto!

Antonino Sutera sardo

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