Meteo d’alta quota: le basi

di Antonino Sutera

Le previsioni meteo legate a località montane presentano delle difficoltà del tutto nuove rispetto a quelle che un meteorologo può affrontare in una previsione standard. Vediamo quali sono e come superarle.

 

Risoluzione modellistica

Ogni modello meteo ha una sua risoluzione: divide la mappa in “quadratini” ciascuno dei quali largo diversi chilometri. Mentre in pianura un posto che si trova a 3 km di distanza da un altro è molto simile, in montagna in questo spazio ci possono essere una vallata, una cima e un’altra vallata. Ciascun posto ha caratteristiche climatiche estremamente differenti, quindi un classico modello non può prevedere tutto nel dettaglio.

Schema esemplificativo delle risoluzioni di un modello. A sinistra, con molta probabilità, si tratterebbe di un modello a scala globale, dunque a bassa risoluzione, che non permette di cogliere i dettagli orografici. A destra invece un modello a scala tendente al locale, a medio-alta risoluzione, che permetterebbe di rappresentare al meglio i particolari orografici.

Variabilità meteorologica

Il meteo d’alta quota è estremamente variabile. Più si sale e più forti sono le correnti, e il vento è il principale fattore che determina la variabilità del tempo.

Mancanza di stazioni

Nelle zone più remote di montagna mancano spesso le stazioni meteo, quindi vengono meno i dati di base da elaborare per costruire una previsione efficace.

 

Soluzioni più comuni

I modelli per le previsioni d’alta quota tengono conto di vari tipi di gradiente. Essi possono essere di natura termica o anemometrica, sul piano orizzontale o verticale. Ad esempio, più si sale di quota e più scende la temperatura, ad un tasso non propriamente fisso ma abbastanza stabile: si parla quindi di gradiente verticale.
I gradienti, però, possono anche essere orizzontali: specialmente nelle valli strette, i parametri possono cambiare da una zona all’altra. Generalmente, andiamo quindi a stimare le temperature a quote molto maggiori delle stazioni meteo presenti al suolo!

Per quanto riguarda le precipitazioni, spesso è il meteorologo a calcolare la quota neve e a stimarne la quantità. In certe situazioni un meteorologo esperto prevede meglio di una macchina, e comunica i dati ai centri che diramano ad esempio le allerte.

 

Il wind-shear, un nemico invisibile

Particolarmente difficile è la previsione del wind-shear, fenomeno che consiste in una brusca variazione di direzione e velocità del vento. Ne conseguono turbolenze causate dallo scontro tra masse d’aria differenti, dunque pericolose per i mezzi volanti.
Si possono utilizzare delle regole base per individuarli e starne alla larga:

1) Una bolla termica in salita, circondata da correnti discendenti, crea, ai suoi bordi, un wind-shear verticale: due masse d’aria scorrono, praticamente a contatto tra loro, con direzioni addirittura opposte.
2) Una bolla termica che si stacca dal suolo richiama l’aria circostante. Ecco quindi che due zone poste ai lati opposti della zona possono indicare direzioni del vento opposte: una è investita dalla brezza, o dal vento prevalente, mentre l’altra subisce l’influenza della massa d’aria “attirata” dalla bolla termica che si è staccata poco lontano. Si genera dunque un wind-shear orizzontale la cui entità dipende dall’intensità dei due fenomeni (brezza e richiamo termico).
3) Verso sera, in condizioni di relativa stabilità, quando la brezza di valle si inverte, non è detto che il fenomeno avvenga uniformemente: anche in questo caso due punti possono avere direzioni del vento opposte, evidenziando un wind-shear orizzontale.
4) Su un costone montano esposto per esempio a Sud, in una giornata con un debole vento da Nord, poco sopra la linea di cresta si incrociano il vento prevalente (da Nord, appunto) e la brezza (da Sud): si forma quindi un wind-shear orizzontale che può generare turbolenze apprezzabili.
5) Sappiamo che, sottovento ad un rilievo investito da vento sostenuto, si formano i rotori. Il “confine” tra rotore ed aria (calma) sottovento, è un wind-shear verticale anche molto pericoloso. Lo stesso fenomeno è all’origine delle forme plasmate delle nubi lenticolari.
6) I venti che si generano in prossimità di un cumulonembo (nube temporalesca) hanno carattere locale e non è dunque raro che si formino zone con differenze anche notevoli nella velocità delle correnti. Questi wind-shear, che possono essere presenti su ambo i piani (orizzontale e verticale) sono molto pericolosi.
7) Sempre durante temporali, si possono formare fortissime correnti di caduta, in grado di far perdere anche centinaia di metri ai grandi aerei di linea. Tali correnti, paragonabili al getto di una canna d’acqua verso il pavimento, sono dette microburst, ai quali seguono forti raffiche lineari (downburst).

 

Alcune rappresentazioni di wind shear verticali. L’esempio D rappresenta un wind shear soltanto di velocità (direzione costante lungo tutto il tratto), mentre gli altri esempi raffigurano wind shear verticali sia direzionali che di velocità.

 

Climatologia

Il meteo di montagna è più degli altri legato alla climatologia. Lo studio della vegetazione permette di stimare le condizioni climatiche medie e direzione ed intensità dei venti prevalenti, in modo da perfezionare i modelli per le previsioni di breve periodo.
Computer sempre più sofisticati ci vengono incontro e ogni anno le previsioni di montagna saranno sempre più precise!

 

Antonino Sutera

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