piante azotofissatrici

Le piante azotofissatrici: come arricchiscono il suolo di azoto

Le piante azotofissatrici sono fondamentali per la natura e l’agricoltura perché aiutano a migliorare la fertilità del suolo senza bisogno di fertilizzanti chimici. Ma come fanno? Grazie a speciali batteri che vivono nelle loro radici, queste piante riescono a trasformare l’azoto dell’aria in una forma che loro (e altre piante) possono usare per crescere.

noduli radicali
Apparato radicale di una piantina di soia, con noduli radicali. Fonte Rodale Institute

Cos’è l’azotofissazione?

L’aria che respiriamo è composta per il 78% da azoto (N₂), ma questo gas, da solo, non può essere assorbito dalle piante. Alcuni batteri specializzati, chiamati “azotofissatori”, riescono a trasformarlo in ammoniaca (NH₃) o ioni ammonio (NH₄⁺), sostanze che le piante possono usare per nutrirsi. Questo processo si chiama azotofissazione.

Esistono diversi tipi di batteri azotofissatori:

• Batteri liberi nel suolo: vivono indipendentemente e fissano piccole quantità di azoto. Esempi: Azotobacter, Clostridium. Fissano piccole quantità di azoto, circa 1-2 kg per ettaro all’anno.

• Batteri che vivono vicino alle radici: Si associano alle radici di piante, soprattutto graminacee, senza formare noduli. Appartengono ai generi Azospirillum, Gluconacetobacter, Herbaspirillum e Burkholderia. Possono fissare circa 34 kg di azoto per ettaro all’anno.

• Batteri simbionti (che vivono in simbiosi con le piante): ospiti, principalmente leguminose. Il genere più noto è Rhizobium, che instaura una relazione simbiotica con piante come trifoglio, fagioli, piselli e robinia pseudoacacia. Queste simbiosi possono fissare quantità significative di azoto, migliorando la fertilità del suolo.

Come funziona il processo?

1. Le radici della pianta rilasciano sostanze chimiche che attirano i batteri.

2. I batteri entrano nelle radici e stimolano la formazione di noduli, piccole escrescenze dove si stabiliscono.

3. All’interno dei noduli, i batteri trasformano l’azoto dell’aria in ammoniaca, che la pianta assorbe per crescere.

4. In cambio, la pianta fornisce ai batteri zuccheri e un ambiente protetto.

Il processo inizia con un dialogo molecolare tra la pianta e il batterio. Le piante rilasciano composti chimici, come i flavonoidi, che attirano i batteri azotofissatori. In risposta, i batteri producono molecole segnale che stimolano la formazione di noduli sulle radici della pianta. All’interno di questi noduli, i batteri convertono l’azoto atmosferico in ammoniaca, che la pianta utilizza per sintetizzare proteine e altri composti azotati.  

piante azotofissatrici
Ciclo dell’azoto. Fonte researchgate.net

Esempi di piante azotofissatrici

Le leguminose sono il gruppo più noto di piante azotofissatrici. Oltre a trifoglio, fagioli e piselli, altre leguminose includono:

• Erba medica (Medicago sativa): Pianta poliennale con un apparato radicale profondo, capace di fissare grandi quantità di azoto, migliorando la fertilità del suolo.  

• Lupino (Lupinus spp.): Le sue radici formano noduli contenenti batteri azotofissatori, arricchendo il terreno di azoto.  

Esistono anche piante non leguminose con capacità azotofissatrici, spesso attraverso simbiosi con batteri diversi da Rhizobium:

• Ontano (Alnus spp.): Forma noduli radicali che ospitano batteri del genere Frankia, contribuendo all’arricchimento di azoto nel suolo.  

• Felci acquatiche del genere Azolla: Ospitano cianobatteri azotofissatori, utilizzate in alcune pratiche agricole per migliorare la fertilità del suolo.

apparato radicale piselli
Apparato radicale della pianta di pisello con noduli radicali. Fonte researchgate.net

Perché sono importanti le piante azotofissatrici?

L’uso di piante azotofissatrici porta molti vantaggi:

• Miglioramento della fertilità del suolo: L’azoto fissato arricchisce il terreno, riducendo la necessità di fertilizzanti chimici.

• Sostenibilità agricola: L’integrazione di queste piante nelle rotazioni colturali o come colture di copertura contribuisce a pratiche agricole più sostenibili.

• Supporto agli ecosistemi naturali: In ambienti naturali, le piante azotofissatrici supportano la biodiversità e la stabilità degli ecosistemi.

In agricoltura, queste piante vengono spesso utilizzate nelle rotazioni colturali o come colture di copertura, migliorando il suolo in modo naturale.

Conclusione

Le piante azotofissatrici sono alleate preziose per la natura e l’agricoltura. Grazie alla loro capacità di catturare l’azoto dall’aria e trasferirlo nel terreno, contribuiscono a rendere i suoli più fertili e produttivi in modo sostenibile. Coltivarle e proteggerle significa ridurre l’uso di fertilizzanti chimici e migliorare la salute del nostro ambiente.

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